Pescia e l’amore e Corelli

Mi ha messo la catenella. Quindi alle due ho iniziato a chiamarlo come un ossesso e sono sicura che almeno in dieci case mi hanno sentito. Qualcuno ha urlato ‘chiamo i carabinieri’ e io ho pensato fai bene, perché ora io lo ammazzo. Ho urlato dalle due alle due e trenta, pensando che fosse lì dietro il portone a ridacchiare, invece no. Dormiva proprio. E’ scesa la piccola e mi ha aperto la catenella un pochino spaventata ma insomma tutto bene. Le ho dato la buonanotte e ho richiuso la porta dietro di me. Avevo l’alone di Okuto.

Ho atteso. Ho letto. Ho atteso. Ho letto.

Poi ho riempito un secchio di acqua gelida, ho salito le scale con leggerezza e l’ho rovesciato addosso alla mia dolce metà, provocando un di lui salto da fermo che, c’è da dire, ricorderò per sempre con allegria. Sono andata a letto, un altro letto, pensando a cosa avrei fatto l’indomani per vendicarmi più approfonditamente – la mia colpa quella di essere andata a cena da sola con la mia amica Bionda, per festeggiare il di lei compleanno. L’Inglese non ama essere trascurato. Lui è come un lavoro a tempo pieno non pagato (ma) in un resort di lusso, il figlio spurio di uno sceicco convertito al pauperismo, una dicotomia vivente che meriterebbe un’analisi profonda o un analista a cottimo.

Così siamo andati in un ristorante a festeggiare il giorno dopo, perché la vita è corta e le mie gambe pure. Ho selezionato i piatti più costosi e li ho ordinati tutti. Il ristorante è di Igles Corelli che non conosco ma dai piatti direi un rivoluzionario e un riottoso. Il melograno mi ha curato, il vino mi ha guarito, il pesce crudo mi ha riportato alla ragione. La famiglia è di nuovo compatta. L’Inglese è cascato e si è aperto un pezzo di testa. Ti sta bene, ho pensato. Poi però mi sono pentita. E’ che quando mando gli accidenti arrivano bene e subito.

Pesce crudo. Otto tipi. Morbido, fresco, sensuale. Menù dispettoso. Non ho capito la foglia d’oro ma ci stava bene, e siccome non sono un critico ma una che mangerebbe sempre, se potesse, ho deciso che ci stava bene anche quella e l’ho mangiata. Ho divorato i fiorellini colorati. Ho fatto scarpetta. Ho mangiato il pane di nascosto da me stessa – come sempre.

2 Comments

  • July 28, 2013

    Ugo

    ATMAN, non altman. Perle ai porci!

    • July 28, 2013

      juanita

      Ego di Ugo, ho corretto la consonante. Vieni da Città di Castello a insegnare a noi porci, impariamo veloci e non si butta via nulla.