Quelli che si preparano ad un’allegra disfatta.

Quando si tratta di fare festa non c’è nessuna che peggio di me sappia apparecchiare una tavola o accogliere gli ospiti; d’altronde verso le nove, quando arrivano i ritardatari, sono già seduta attorno al tavolo della cucina abbracciata al Brunello migliore, che destino solo a me e ai miei amici preferiti. A chi obietta che non ci devono essere preferenze e siamo tutti uguali chiedo a quali mai risultati avrebbe portato codesta filosofia, quando invece la mia ha scatenato l’evento Michelangelo.

Ho a malapena acquisito l’arte di farcire i voulevant con pecorino e marmellata di pere, ma soprattutto di ordinare  la pizza alta e già tagliata a quadratini, per le festicciole casalinghe in cui mescolare i personaggi più improbabili, figuriamoci se me ne sto davanti alla porta ad attendere che quella mi dia il cappottino e quello il borsalino.

Nel terrazzino delle dispense, area in cui dondolano felici prosciutti, casse di vino, parmigiani, salami e qualche amico rimasto lì da feste passate, è stato allestito l’angolino della vergogna, dove la Barbara fuma come una dannata e si congela le ossa al freddo invernale del finestrone aperto. Nel corner del vicious anche una seggiolina e un portacenere – il problema è che quando passano il P e il G uno scatizzola cenere non è mai abbastanza.

E così gli anni passano, molto simili l’uno all’altro, perchè il cambiamento è ganzo solo quando gli si resiste e piano piano si lasciano indietro le aspirazioni di diventare quelle persone diverse, straordinarie, famose, per ripiegare su una vita felice e normale: un mutuo pagato, una vacanza all’anno, genitori sani e che non rompono troppo le scatole. Qualcuno no, però. Quelli che resistono e si preparano ad un’allegra, onesta disfatta, sono tutti gli amici miei.

Ed è per questo che mi ami, Filodemo, perchè sai che non ti resisterò accanto, che dureremo il tempo di una stagione di vita e rimarremo amici. Sai che al mio tavolo ci sarà sempre da mangiare e da bere, anche in tempi da lupi, e amici che non portano mai nulla, zecche sono, ecco cosa sono, contagiosi di risate. Sai che prima o poi mi chiederai di cambiare e ti dirò di no, e allora mi lascerai, ma finchè dura sarò il tuo migliore amico. Prepariamoci dunque assieme ad un’allegra disfatta, vado a nascondere le bottiglie migliori.