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Juanita de Paola

Quello che mamma non ti ha detto.

Mamma, non te lo dice mai quant’e’ difficile, incredibilmente e tragicamente bella la vita, da grandi. Perche’ mamma sa tutto, sa che e’ meglio stare zitte, qualche volta.

Quando sei piccina, la mamma ti racconta del principe azzurro, facendo leva sulle proprieta’ di famiglia piu’ che sui toni del costume. Poi diventi un po’ piu’ grande e la mamma inizia a dispensare consigli su come vestirsi per essere attraente ma non volgare, elegante ma non pretenziosa, interessante ma non noiosa e cosi’ via. Cioe’, la mamma e’ il primo personal trainer, ma invece di operare sull’aspetto meramente fisico ti ingrossa I muscoli della relazione di coppia. La mamma non ti dira’ mai amore, fra quello con la Ferrari e quello con la Punto scegli il secondo, perche’ quasi sicuramente viene da una famiglia onesta, perche’ vuole che tu soffra una vita di stenti, ma al contrario vuole che tu viva come una principessa, con una governante e cento giardinieri. Non vuole, insomma, che tu faccia la sua, di vita, a botte di lavoro, figli, responsabilita’ e pensieri notturni. La mamma, c’e’ da dirlo, e’ anche quella che ti dice purche’ tu sia felice, anche se la sua espressione facciale molte volte dice il contrario.

Poi un giorno trovi la tua meta’ e decidi di sposarti. Decidi che sarai diversa dalla mamma, che sarai sempre sexy, e allegra, e leggera, che la tua casa sara’ piena di amici e che il tuo corpo rimarra’ intatto fino ai novantasei anni, senza fare ginnastica, solo perche’ il tuo cervello glielo comanda. Tu non farai come lei, ma continuerai a vedere le tue amiche, farai molto sport e viaggerai da sola in Cambogia ogni anno per meditare e incontrare gente interessante. I tuoi bambini, se ne verranno, ti seguiranno, perche’ non e’ giusto farsi rovinare la vita da piccoli Hitler. I tuoi figli non si faranno le cose addosso, perche’ avrai letto tutti I libri della collana Svezzamento Per Donne Straordinarie, dove con un fischio si insegna al bambino a trattenerla per ore. Non cucinerai normale, no, che volgarita’: un tripudio di sashimi, sushi, kosher, turco e thai-fusion stara’ a disposizione della tua sensuale meta’ e di tutti I suoi amici. E le tue amiche.

Poi dopo sei mesi, un anno, ti svegli una mattina e hai un’unica certezza: sei tua madre. Ti vesti come lei, solo senza il suo garbo. Le sue lasagne appiccicate alla teglia sono il paradiso rispetto alle tue penne alla cane, e I suoi momenti di down sono gardaland rispetto ai tuoi pensieri serali. Lui, e’ un mostro. Porta sudicio e malumore dovunque. Ti guarda con lo stesso interesse di un portapenne, solo che almeno quello lo usa ogni tanto. Tu sei spettinata, depressa, infelice, non solo non vai in Cambogia ma e’ un miracolo se riesci ad andare alla Coop. Tuo figlio regola ogni attimo della tua vita, se si addormenta puoi sperare di andare al bagno, finalmente, ma pensare di portarci la tua rivista preferita: nemmeno a parlarne; lo sentono, sono malefici, se ti stai divertendo non si addormenteranno mai piu’. Gli amici sono venuti qualche volta, ma tu gli hai proibito di fumare e di parlare a voce alta (sai, sta mettendo I dentini), non sono mai piu’ tornati e ti hanno rovinato le piantine in terrazzo buttandoci mozziconi a non finire. La casa puzza. Al lavoro sono tutti piu’ veloci di te, perche’ tu stai coordinando le Operazioni Russe del Grande Maggio, mentre loro hanno solo da lavorare. Ti giri verso il tuo compagno per conforto e scopri che e’ lui ad aspettarne da te, maledetta, che l’hai rinchiuso in una prigione dove non puo’ piu’ uscire e bere dodici litri di birra al giorno in santa pace. La sera, nel letto, entrambi fissate un punto sul soffitto, per ore. Sognate mostri pelosi che vi mangiano I piedi, nel migliore dei casi.

Poi un giorno, fissando quel soffitto, qualcuna ha un’epifania: Caz…! Mamma non me l’aveva detto questo! E ripensa ai musi, ripensa a mamma che dice “amore vai pure tu in Cambogia, qui ci penso io” al papa’, per vederlo ridere. Ripensa a mamma che fissa la chitarra e, di nascosto, azzarda un pezzo di Francois Ardine: re, la, sol. La rivede che sorride, disfatta, all’uscita della scuola, con in mano un tea alla pesca e un giochino da poche lire, per te. Si ricorda di quando papa’ era molto distratto e mamma si chiudeva in camera, e poi litigavano, e poi lei usciva ed era tutto ok, e poi papa’ non era piu’ distratto. E capisce. E si gira verso quel catafalco nel letto, il sarcofago che fino a due mesi prima era l’oggetto di marachelle in salotto, bagno e corridoio, e gli dice “ti amo, hey”. E lui si gira, e ti carezza la fronte, gli occhi, ti bacia il naso. E si piange assieme, perche’ crescere non e’ punto simpatico. E poi si rifanno le marachelle.

Mamma, non te lo dice mai quant’e’ difficile, incredibilmente e tragicamente bella la vita, da grandi. Perche’ mamma sa tutto, sa che e’ meglio stare zitte, qualche volta.

Di juanita

50% business, 50% eggs benedict

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