Risvolto.

juanita

Le figlie femmine sono una bomba all’idrogeno dipinta di fiori, un organismo programmato per distruggere chi lo partorisce  – e se non lo fa almeno per un pò, c’è da preoccuparsi. Nel fiorire veloce della cucciola e l’invecchiare lento della grande sta il ciclo della vita, che continua fino a che ognuna prende un posto lasciato vuoto. Mentre la madre smette di essere svelta – non nel mio caso, in cui la madre è più agile della figlia – la piccola si afferma e si allunga, indossa una maglietta un pò più scollata, succede in un attimo, un vestitino, le scarpe alte, e all’improvviso sono suoi gli sguardi, tutto di un tratto nulla più tocca alla madre che diventa, nelle sue parole, invisibile. Il padre diventa più preoccupato che la figlia sia deflorata malamente che qualcuno si porti via la compagna. E questa in genere è la stagione in cui giustamente le donne trovano amore in più fresche lenzuola.

La donna consegna un fuso appuntito alla sua creatura e le chiede di forarle ora il cuore ora gli occhi, con delicatezza. Diventa fiera della tecnica con cui la piccina smette di fare sanguinare le viscere, le accarezza la testa mentre le cava un bulbo, la tiene stretta a sè quando lei vacilla, incoraggiandola ad andare a fondo. L’amore scorre dall’una all’altra e si mescola completamente, come quando la comprensione uccide i sogni della notte, fino al giorno in cui anche la piccola procrea: si diventa una, il due diventa uno, per poco tempo la saggezza del passato e la speranza del futuro vivono assieme in due corpi diversi. E nessuno sa dove inizia la prima e finisce la seconda. La nuova creatura, se femmina, inizia a graffiare, a mordere, a triturare la mamma, a conquistarsi il papà – il suo ginnasio.

Non è dato agli uomini capire questo ciclo particolare; possono solo infilarcisi nel mezzo e rovinarlo, al limite, deteriorarlo, prendendo la parte ora della madre ora della figlia, cercando di spiegare a sè stessi quello che è antico e a prova di teoremi matematici.  Sembra pazzesco, ma un uomo è programmato in natura per seguire le figlie – persino le proprie quando la natura prende una piega purulenta –  e abbandonare piano piano le madri: finchè ci sia seme di vita l’istinto bestiale è quello di spargere sè stesso.  Il piccolo maschio troverà un avversario nel padre, che potrà battere in un duello al sole se sarà fortunato oppure in una eterna lotta intestina nella maggioranza dei casi. Invece. Non ci saranno lezioni, incitamenti, pazienza: è un omicidio palese, onesto.

Una donna cammina davanti a me nel marciapiede sconnesso, fa scansare le cacche di cane alla figlia con le scarpe belline e la ammonisce: non si cammina senza preoccuparsi, come non si vive senza prevedere la tempesta. Non è possibile. La bambina la abbraccia forte e stringe più forte la mano grassa, come a dire grazie mamma che mi insegni queste cose. Passa qualche metro e la piccina inizia ad urlare mamma attenta, guarda che ti sporchi le scarpe, guarda mamma che schifo. Lezione imparata, con uno sguardo di intesa, le due procedono assieme.

2 Comments

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