Sesso, droga e rock’n roll.

Sei entrato nel bar stamattina e hai fatto colazione in mezzo ai vecchini pronti con le terne del lotto, decine, i numeri ritardatari su Bari la fanno da padrone. Hai ordinato il tuo caffè, declinato a cappuccino senza schiuma o doppio, basso, in tazza di vetro. Hai posto un’intenzione quasi deviata nella scelta dello zucchero, quello di oggi: dolcificante che fa venire un tumore ma mantiene il rollo di panza sotto controllo, oppure canna, sì, canna marrone, senza quelle cosacce che fanno diventare tutto bianco. (Nulla di buono può venire da quello che sbianca, io, se potessi, mi risveglierei nera domattina, con il culo dritto e pieno e la pancia che balla). Hai scelto il tavolino con vista sull’umanità circostante e fregato il giornale locale alla signora con la pelliccia a Ottobre, Dio l’abbia in gloria per il coraggio. Hai saltato a piè pari le notizie internazionali, false e noiose, per dedicarti alla cronaca locale, sperando di trovarci il tuo amico che ha lasciato il lavoro di ragioniere per diventare promotore finanziario con una ballerina di night, che ne so, rimasto impigliato in un coitus retro-attivo e sei rimasto deluso; ci hai trovato solo quell’avvocato con cui ti facevi le canne che ora ha fondato una Onlus per la raccolta di fondi pro-negri e si fa intervistare ogni Martedì, per dire che la beneficenza si fa senza farsene accorgere.

Hai comprato un pacchetto di sigarette con buona pace di tutti quelli che hanno smesso e chi ti fanno due palle così, perchè loro ora sanno, hanno la chiave al percorso salute. Hai scelto una marca secondaria, fanculo alle Marlboro Light, ma vuoi mettere le Pall Mall? Hai fatto il conto di quelle fumate ieri, di cui una durante un tramonto stratosferico sulla variante che porta al negozietto dei dischi, in seconda battuta, e all’alimentari, in prima. Non si può comprare all’ipermercato, bisogna andare tutti i giorni a comprare qualche (s)gradevolezza nuova, tipo i carciofini sottolio con le erbette o il formaggio di fossa – mai capito di cosa si tratti di preciso, ma sa di stantuffo, sta bene con tutto -, consigliato dalla donnina con il riporto e la barba che la sa lunga, soprattutto sa come fregarti un visibilio di quattrini quando eri entrato per un chilo (una coppa) di pane.

Hai preso la via dell’ufficio con lo stesso spirito con cui Conan andava per villaggi a violentare giovani donne e capre, hai messo le chiavi nella tasca più vicina alle mani per salvare due minuti, chissà perchè, e salutato tutti i drogati della Asl, con cui senti di avere molte più affinità che con chiunque tu abbia frequentato negli ultimi sedici anni. Hai convenuto che è meglio stare pulito e avere tutti i denti piuttosto che trovarsi a ragionare di massimi sistemi con i tossicodipendenti, che sembrano dischi rotti e pure brutti come il fango quando piove in città. Hai saltato la porta dell’ufficio per attardarti nel secondo caffè consecutivo, che è vero che dà le palpitazioni, ma basta fare tre salti e sudarsela per farle passare e sembrare all’erta quando sarai in consiglio di amministrazione o davanti ad un foglio di excell – o open office, meglio, non serve la licenza – e mentri parlavi col barista numero due hai notato che ha dei peli nel naso roba da Guinness dei primati, possibile che non se ne sia accorto? Ma non ce l’ha una moglie.

Hai ammirato, con le lacrime negli occhi, la donnina che fa la benzinaia e ha le mani sporche di grasso ma un culo da competizione, quanti anni avrà, settanta? Trenta? E chi lo sa, tanto non si trucca e non gliene frega nulla. Forse a pulire le macchine di quelli della banca si fa un sacco di ginnastica e vengono quei muscoli lì: è grassa e bassa, ma c’ha una figura da cinema, buon per lei. Hai constatato che quelli che guidano le ambulanze mettono le sirene anche per andarsi a comprare un trancio di pizza, maledetti, mentre i carabinieri sono tutti alti e belli, possibile che li peschino alle selezioni per mr Universe? Le ragazzine hanno frange troppo lunghe per essere comode e i capelli sempre troppo lisci: ma non hanno dei maschi che le arricciolano? E dove sono i maschi? Dove sono finiti? Meno male che ci sono gli albanesi e i turisti in gita, fosse per questi italiananetti di diciotto anni verrebbe voglia di andare a Cuba.

Ti viene in mente Hemingway, i cani, la caccia e le prostitute, e ti chiedi se la vita ti ha mai riservato tanta sconceria e, nel caso l’abbia fatto, perchè non ti sono venuti fuori quei racconti lì. Eppure la maestra diceva che eri portato. Forse perchè tuo padre faceva il commercialista e serviva al marito della maestra, che ti premiava per nulla. O forse avevi talento, ma chi se ne frega, tanto all’università hai scelto una facoltà a caso. Se casomai l’hai finita ti stai chiedendo perchè sei addetto alla produzione in una ditta che raffina pellami di vacca e fa le fiere in Germania, quando credevi che saresti stato nel Who’s Who. Invece no, sei solo in ritardo e stanno aspettando te per iniziare la riunione trimestrale con i soci fondatori e le segretarie laureate a Milano.

E’ ora, che ridendo come un pazzo, ma sto parlando di donne che nascondono un uomo sotto, te ne vai al terzo bar e, alle otto e quaranta, attacchi discorso con chiunque non stia digrignando i denti, canti a voce alta e fai l’occhiolino a uno sulla carrozzina, facendogli intendere che tante le volte finisse il mondo domattina, ce ne sarebbe anche per lui. Sculetti, fulmini i guidatori che provano a non farti passare sulle strisce a ti metti a naso in su: sei ancora viva, e sei più rock n’roll di Axel Rose. La caffeina l’hai presa, la droga è a posto. Ora manca il sesso, speriamo che stasera il marito, il fidanzato o la compagna veda quanto sei bello, bella, e ti carezzi il viso. Basterebbe quello. Ma che cazzo dico.