Sesso. Sesso. Sesso.

Chi vive nelle citta’ o, peggio, nei comuni-contee con piu’ di ventimila abitanti, ha completamente perso di vista il sesso. Non quello sussurrato e segheggiato della televisione, delle veline, della colla Saratoga, dei culi dei calciatori, delle ore tarde sulle reti locali, no. Io parlo di quello fatto in silenzio fra le mura di casa, col marito che ti ritrovi da cento anni, con la moglie che non ha nemmeno piu’ una forma, con la vicina di casa il cui marito ha saggiamente deciso di andare a lavorare in provincia ogni giorno lasciando la consorte nel paesino di quattrocento anime, con l’idraulico albanese dal carattere un po’ terronico vecchia maniera, fra adolescenti dalle forme strepitose, fra bimbi in odore di sviluppo fisico e persino fra cani per strada. Io parlo del sesso sudato, quello di cui giustamente ci si vergogna, quello fra brutte creature. Perche’ alla fine della fiera, siamo carne e ossa, solo carne e ossa, con magnifiche ossessioni che ci spingono fino a Dio, ma pur sempre mucchietti di roba che qualcuno un giorno pestera’ sotto forma di polvere. Sono stolti quelli che si nascondono dietro i loro feticci: il successo, la fama, i soldi, la bellezza, l’eleganza. Queste sono trappole fatte ad arte, per gente che quando si guarda allo specchio vede il vestito che indossa, e non una spina dorsale. Passeggiando in paese molto tardi e in silenzio, l’altra notte, ogni finestra raccontava una storia e i sussurri si sovrapponevano sempre piu’ forti fino a che mi sono sentita come l’ospite guardona di un’orgia cui non ero stata invitata, e sono corsa a casa impaurita da tanto meraviglioso sudiciume. Si fa l’amore quando si ha tempo, tanto tempo, e quando non c’e’ di meglio da fare.  Ma ce lo siamo dimenticati.