Siamo tutte (potenziali) mogli di miliardari.

(Bernie e Ruth Madoff, cena di beneficienza)

Ruth Madoff, moglie dell’uomo che ha truffato con uno schema alla Ponzi (te mi dai I tuoi soldi, io ti do il venti percento di quello che mi dai, in realta’ ti do tutti I soldi di quello che investe dopo di te e cosi’ via) tutti I suoi amici, nemici, colleghi, familiari e molti altri – inclusa l’amante – e’ sola. Non la vuole piu’ nemmeno il parrucchiere sulla 5th avenue, che le ha chiesto di non entrare piu’ nel salone – anche le parrucchiere hanno una moralita’, che cacchio. Non le parlano I figli, che si dicono schifati dal comportamento del padre e sottintendono che la madre doveva sapere. Ruth Madoff ed il marito hanno truffato persone, inclusi vecchi e bambini, per circa ottanta miliardi di dollari, che sono circa sessantaquattro mila milioni di euro: quelli di voi che stanno provando a calcolare l’entita’ del danno e guadagnano meno di mezzo milione di euro l’anno rinuncino subito: provoca giramenti di testa.

 

Ruth Madoff, moglie di Bernie, ha in vita sua speso di media tremila dollari al giorno, esclusi beni immobili of course, per mantenere uno stile di vita degno degli Hamptons, del sud della Francia, della New York che conta. Si e’ sottoposta ad operazioni chirurgiche anche dolorose, una in particolare, per rimanere giovane e carina per il marito. Ha assunto una arredatrice per non fare la figura della buzzicona (nei confronti del marito e dei suoi clienti), si e’ vestita con I mocassini Tods tutta la vita e non ha mai indossato nulla di molto colorato. E’ rimasta religiosamente magra e abbronzata fino a che ha avuto accesso a dietologi e isole private (yachts, spiaggie, case sulle spiaggie, non continuo). Ha accuratamente dimenticato di salutare chi era meno importante di lei per almeno venticinque anni. Ha partecipato ad ogni evento di beneficienza di grande rilievo.

 

Alea jacta est.

 

La beneficienza e’ associazionismo con una duplice funzionalita’: trattare male dipendenti e sottopagare I fornitori, da un lato, per accumulare beni. Prelevare una parte dei beni e dedicarli a cause umanitarie, dall’altro. Ora, uno si chiedera’: ma perche’ invece non sollazzi I tuoi dipendenti e strapaghi I tuoi fornitori in India (come a Fucecchio), accumuli meno capitale magari, ma investi una parte degli utili in impianti che fanno bene all’uomo, e pure alla natura? La risposta sta nelle cene di beneficienza, dove Sharon Stone batte le aste per I negri disperati dell’Africa, Angelina Jolie se non stai attenta ti porta via I figli e chi s’e’ visto s’e’ visto e Madonna ci spiega come dobbiamo vivere la nostra vita. Se siamo fortunati, Justin Timberlake ci rivela perche’ tiene in garage le sue dodici Ferrari e invece usa quell’altra macchina di merda, come si chiama, Lexus ibrida nel colore della locusta, per migliorare il mondo. Per assistere a queste infusioni di saggezza, per un tavolo si pagano anche ventimila dollari, euro, quello che vi pare.

 

La mia visione, profondamente limitata, razzista e bolscevica, e’ la mia visione, ed e’ sicuramente frutto di invidia e stupidita’. Ma la macchina beneficienza e’ il sistema con cui la frode di Madoff, piu’ che di ogni altro sistema, ha perpetrato danni a non finire a tutti quelli che, con la misericordia pelosa, si sono assicurati uno status sociale perlomeno negli Stati Uniti. Non provo nessuna simpatia, non ci riesco, per chi cavialeggia e investe fondi credendo che il barbone nella subway non sia affare suo. Non mi riesce di provare pena per chi ha convinto se’ stesso che bastano cento milioni per averne centoventi, senza fare nulla – e da dove arrivano, dalla fatina dei denti? Non riesco a disperarmi per chi, oggi, riferendosi alla propria famiglia come se fosse stata deportata in un campo di concentramento perche’ non si puo’ piu’ permettere un certo stile di vita: sarebbe stato meglio un tumore al marito, e comunque avere accesso alla sua assicurazione privata? Sarebbe stato meglio tenere la tessera del country club e perdere una gamba? Ma cosa siamo, appendici delle carte di credito che ci portiamo in tasca? Cosa e’ successo, da quando il denaro ci definisce e, addirittura, elimina?

 

Per una persona sola, in questa vicenda molto americana, ma non solo, provo pieta’: la donna che ha ucciso se’ stessa, fra diete e lettini abbronzanti, per compiacere un marito che era portatore sano – si fa per dire – di status sociale. La donna che ha vissuto nel terrore di perdere non l’amante, ma il marito, tutta la vita, e che ha perso perfino il coraggio di infilare tre divani in una casa al mare per paura di essere giudicata. A chi oggi cerca la fama, la fortuna, lo status, tramite matrimonio di convenienza consiglio di dare un’occhiata alla Ruth che e’ in lei, e chiedersi quanto sapra’ massacrare di se’ stessa per spingere il suo cavaliere nel mondo, ad ammazzare non tanto draghi ma altri essere umani, possibilmente indifesi, e conquistarne la meta. Poi, da lassu’, la Ruth che e’ in noi, potra’ finalmente telefonare alla mamma e dirle: ce l’ho fatta, io sono diversa dalle altre mamma. Sono ricca. Oppure: mamma, non so che e’ successo, sto andando in prigione. Una delle due, ecco.

 

Il Finale: Ruth Madoff e’ stata lasciata dal tribunale con solo tre milioni di dollari scarsi – si crede che ne abbia trafugati almeno quindici prima del processo in cui suo marito e’ stato condannato (incredibile, in certi Paesi succede ancora) a 150 anni per truffa aggravata – e niente altro: quelli di noi che bazzicano il mondo del lusso sanno che la cifra e’ da sparire dalla circolazione, letteralmente. Dopo un mese dall’incarcerazione del marito e’ sbucata fuori l’amante, che ha pubblicato un libro sulla sua liason con Bernie, rivelandoci che aveva un pene molto piccolo – ma I cinesi lo dicevano tremila anni fa: pene piccolo, grande potere – e Ruth e’, credo morta in vita: al marito ha dedicato tutta se’ stessa, quella che era e quella che e’ dovuta diventare per forza di cose.