Storielle rock’n roll

Quello che mi interessa sono le storie che ruotano attorno alle storie. Ad esempio. Per una superstella che entra al Ritz, c’è una persona addetta alla sua vestizione che ci passerà una decina di ore assieme. Con questa, spesso, ce n’è un’altra che salta da un temp (lavoro a tempo molto determinato) ad un altro e che quella giornata deve semplicemente caricarsi dieci vestiti di scena in spalla portandoli, incellofanati, in camera di qualcuno. Che poi è la superstella.  

Il tipo di legame che si crea in quelle ore, in quei giorni a volte, è intenso ed irripetibile. Informazioni sulle più miserabili delle pratiche umane vengono rivelate come croste di pizza sotto un tappeto. Affettuosità cui nessuno è abituato e soprattutto si aspetterebbe da una persona di quel ‘rango’ vengono elargite, come a dire che per un attimo anche tu sei parte di questo mondo magnifico e quasi ultraterreno – solo fino a quando ti lasciano lo stargate aperto, finchè un sopracciglio alzato fa animare una o più persone che ti portano verso il bar in maniera gentile, ma tu sai che qualunque resistenza trasformerebbe quelle dita gentilmente apoggiate al tuo avanbraccio nella presa dell’aquila sul topo.

Qualche colpo di fulmine dura il tempo di un pomeriggio e finisce al solito modo che noi umani conosciamo come validante: si rimescolano i ranghi e gli umori, poi dopo qualcuno passa e con gentilezza ti fa firmare un foglio che dice che quel giorno esisterà, da lì in poi, nella tua testa e da nessun’altra parte, pena la confisca dei tuoi beni  molte altre cose cattive.

La polvere di stella umana è come quei brillantini di Trilly: per minuti, un’ora, tutti ti aprono le porte e puoi volar, puoi volar, come dice la canzoncina che chiude Peter Pan. Quando ti lascia puoi raccontarti di tutto, che una vita lontana dal radar è di migliore qualità umana, che è vero, che non vorresti mai finire in una lavatrice di sensazioni come quella, che è pure vero, che i tuoi figli sono certamente più equilibrati dei loro, che è ancora vero, e che tu conosci almeno dieci musicisti – attori – cantanti – pittori che sono meglio di quell personaggio nella stanza in cui ora ti trovi miracolosamente, ma quella sorte così fortunata è toccata invece proprio a lui, o a lei, e generalmente per una serie di ottimi motivi. Sono, forse perchè lo diventano, persone speciali, nel senso che non hanno nulla a che fare con noi che le guardiamo, se non che una volta anche loro hanno fatto parte della marmaglia felice e ora se ne tengono più lontano possibile: la polvere di stalla umana, quella, come ti piglia non ti lascia volentieri.

John è il fidanzato di David, un maggiordomo straordinario che ha molte doti, ma quella che mi appassiona di più è che conosce esattamente quanti pollici devono stare fra il piatto, le forchette, i bicchieri e il candelabro a centro tavola. Gira con il metro, sa come preparare un bagno perfetto e conosce le migliori centocinquanta arie classiche, perchè certe volte bisogna creare un’atmosfera consona. E’ sommelier, chef, baby sitter e lavora nel regno di questa supernova umana, una faccia che si riconosce dalla Grande Muraglia al Madagascar. John va qualche volta alla ‘casa’ ed è autorizzato a fare il bagno in piscina (quella dentro) quando i signori sono fuori.

Rob era l’assistente personale dell’agente che ha segnato questo gruppone alla casa discografica, quindi quando il gruppo è in zona ci si vede con Rob, e con il gruppo.

Anthony era l’amore inconfessabile di una rockstar parecchio maschia, era lì quando la coppia più bella del mondo si disfaceva e ne nasceva una, in contemporanea, che avrebbe avuto il mondo ai suoi piedi, fino alla fine di uno dei due.

Sono piccoli particolari, di piccole storie: l’odore della pelle di F, così acre, così poco pulito, le unghie di B, sempre nere nonostante lei sia bella come un cigno reale, le abitudini poco ortodosse di J nei bagni pubblici e suo padre che paga fiore di quattrini affinchè quelle foto scattate in ginocchio non finiscano dovunque. Gli scatti d’ira di L, dopo un’ora che prova ad essere quella creatura dolce che vuole essere nella vita. Le fuitine di Z, con ragazzi che hanno l’età dei suoi figli, ora che si è finalmente liberata del marito-padrone. La signora che placa i demoni di H con l’ipnosi, che lo fa addormentare sul divano facendogli le carezze ai piedi finchè non smette di tremare. La starlette che vola dal sultano e torna a casa rimpinguata di soldi e gioielli, dopo avergli lasciato un’altra fetta di grazia.

Sono piccole cosette, attimi di gloria altrui cui qualche volta ho la fortuna di assistere e che aprono il mio stargate per qualche minuto, qualche ora: mi piace il carisma di chi ce la fa, mi appassionano le storie che finiscono (quasi) bene, perchè avrei voluto essere una rockstar e invece sono diventata una persona (quasi) perbene.

4 Comments

  • November 25, 2013

    David

    Grande!
    Anche I love storie piccine

    • November 25, 2013

      juanita

      ma tu sei una supernova 🙂

  • November 25, 2013

    juanita

    Thanks babe

  • November 25, 2013

    smilablomma

    ben tornata!