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Juanita de Paola

Ho chiesto di profumare la stanza e di mettere su qualcosa di carino, Jazz? mi ha chiesto la signora, qualunque cosa. A un volume sopportabile per una persona che si sia appena lussata il buco del culo, o coccige. Mi hanno amorevolmente abbassato gli scuri delle finestre, il mio unico interesse per queste quarantotto ore immote è stato quello di non raggiungere uno stadio di abbrutimento o, peggio bruttezza. Ho spalmato il fondotinta scuro da sdraiata, impiastricciato un pò di mascara e messo la vasellina sulle labbra, per non farle seccare come quei poveri malati di tisi. Mi sono spalmata l’olio di ricino in testa, che fa le onde come negli anni trenta, per migliorare l’aspetto dell’unto. Mi sono compiaciuta di essermi data lo smalto ed essermi rasata bene bene prima della debàcle fisica, infatti quando sono venuti a farmi le punture avevo piedi e gambe lisce come pere. Il sedere lindo.

Amorevolmente assistita dalla sorella numero due che mi ha fatto ridere e morire di dolore, caritevolmente consolata dall’amica produttrice romana C che ha gubbiato attorno a me e alle pizze sul tappeto, per ore. Mezza Pinta non stava bene, era agitata, non le piace vedere la mamma sdraiata come una lumaca che abbia perso il guscio e bianca. Dio benedica i sofficini e le pizze e i surgelati tutti. Amen. Ad ogni starnuto emano un suono che sta nel mezzo fra l’urlo di dolore e quello di piacere, perchè la scossa mi agita il coccige e lui non vuole proprio essere sfiorato. Ho starnutito due volte mentre sorella numero due parlava con un professorone al telefono, regalandole momenti di gioia piena.

L’Inglese ha fatto quello che doveva fare: è sparito. Io sono la roccia, la colonna portante, l’idea di sapermi weak, indebolita, lo schifa più di me. Mi ha mandato laconici messaggi dalla risposta sottintesa, ovvero Stai meglio, ora, lo so, quindi io stasera vado a cena con Coso e con Cosa. Probabilmente una donna normale si sentirebbe abbandonata a buon diritto, ma non c’è nulla che mi dia tedio più di un uomo solerte e preoccupato – e l’Inglese lo ricorda bene. Certe cose non vanno condivise nelle coppie eroiche: la casa, il bagno e quel che ci si fa, i dolori. La dieta. “Caro, sono ingrassata?” si traduce in un suono cacofonico almeno quando “Cara, voglio lasciare il lavoro fisso e provare una carriera da fumettista”.

Sono stata sufficientemente violentata nella mia selvaticità ospitando l’Inglese a forza in sala parto perchè sua madre ha insistito (con lui), ma se Dio vuole è finita in cesareo e invece di una patata lacerata si è visto srotolare un tenue davanti – ed è giustamente svenuto. Non avrò altri figli, credo, ma se dovesse succedere sceglierò una clinica segreta. Nessuno saprà dove e quando vado a sgravare, mi vedranno tornare con la creatura bellina rosa come solo nei luoghi dei vicchi accade, e io sarò bella. Senza un ascesso. Senza emorroidi. Senza petecchie e vene rotte in faccia. Questa pratica mortificante del dolore è barbara, non voglio proseguire per non passare da suffragetta.

Sono riuscita ad andare in bagno da sola, gattonando. Strisciando sui palmi per il lungo, troppo lungo corridoio che porta al bagno buono. Trenta minuti fra andare, fare e tornare. Mezza Pinta accendeva la luce e mi chiedeva di andare più veloce, le ho detto che se non mi lasciava in pace mi sarei alzata e con l’ultimo Newton di forza le avrei girato la testa sul collo. E’ tornata in salotto e mi ha atteso salterellando davanti alla televisione. Dormo in salotto, nel cuore nevralgico della casa, nel luogo disseminato di letture virtuali e di carta, di libri che i miei maestri e maestre mi regalano perchè mi conoscono e scelgono bene per me. Di enciclopedie che di tanto in tanto tiro giù e leggo, come vendetta contro l’alunna insignificante che sono stata.

Ho letto parecchio, ho pianto molto – di dolore fisico e non. Si possono rimandare certi pensieri facendo un sacco di cose ma poi una si rompe il sedere e deve stare immobile per ventiquattro ore, con il cervello che se la ride grassa. Ho riso come una pazza, a pensare a tutti gli storpi che vivono qui attorno, e al fatto che dovrei farci amicizia, just in case. Domani torna l’Inglese, ho perso dieci chili dall’ultima volta che mi ha visto, qualche mese fa. Pensavo di vestirmi con pantaloni stretti e maglioncino stretto, invece sarò un orrore deforme in tuta con i capelli unti e la faccia marrone. Me lo merito: una che smette di mangiare, bere vino e fumare si deve solo rompere il culo mentre butta la spazzatura.

juanita

50% business, 50% eggs benedict

9 Replies to “Sublussato – e nemmeno mi sono divertita.”

  1. tra virgolette c’era scritto ‘alla bersagliera!’, sparito per un problema di sintassi forse

  2. Rassicurato dal fatto di essere al di fuori del raggio ‘1 Netwon di forza’, consentimi di ridacchiare al pensiero che questo supera <> di Fantozzi a velocità doppia. Comunque, a occhio e croce , credo che pure MezzaPinta sia fuori dal raggio: fortuna che lei non lo sa. Nel dubbio nascondi tutti i libri di fisica in casa.

  3. Amò, toradol sublinguale per tre giorni e cortisone: ma ti sembro una creatura dedita all’omeopatia? Non sono forse io sempre malata e sempre sotto antibiotico? tsk.

  4. C’è un rimedio per le emergenze, se trovi qualcuno che te lo prescrive!
    Si chiama Toradol. Dura poche ore, ti disintegra tutto l’apparato digerente, rischi l’assuefazione già dopo la prima dose, però ti regala l’assenza di dolore. Non sai che miracolo. Ci sto pensando da sei mesi, in continuazione, e me lo hanno dato solo per tre giorni: se hai smesso di bere, mangiare e fumare, forse tu puoi farcela a resistere all’esposizione!

  5. Vedo anche voi venerdì ruggenti. :)
    @Marquito: ti ringrazio, anche perchè ti leggo e so che vai cercando bellezza
    @Jack: ti ringrazio, anche perchè ti leggo e non capisco perchè tu non ti senta chiamare blogger.
    Leggiamoci. Che fa bene.

  6. ho premuto il like B. perchè esce scritto “You and one other blogger like this post.” e a me blogger non l’ha mai detto nessuno…
    comunque mi hai ricordato che ho una settimana di monnezza nel garage e non perchè l’ultima parola che hai scritto è spazzatura.
    (detto tra noi bel pezzo… bella lettura anche per chi è scappato già dalla sala travaglio)

  7. Posso essere frainteso, sottovalutato o fuorviante…d’altro canto il fascino della scrittura è racchiuso in un roseto di sofferenza, per quanto annaffiato di corroborante ironia. Trovo bellezza in queste parole, senza farmi trascinare dai significati più superficiali del termine. Apprezzo la tua “boccata d’umanità” –

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