Juanita

State buoni, se potete.

Maledetti populisti che avete la formula della famiglia perfetta, a breve succederà una rivoluzione vera, altra che piazza con le dita a forma di figa e segni della pace sulle guance: sta per arrivare il giorno in cui la gente inizia a fare quel che deve fare senza delegare agli azzeccagarbugli.

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Attualità comparata.

Passeremo davanti alle case delle persone che vediamo da trentanni senza condividerci niente e le saluteremo con la stessa felicità. Mi diranno che la bambina è cresciuta, diremo loro Buongiorno Signora tutte impettite e con la faccia in su, se no non si sente e non si vede.

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Stai un pò zitto.

Quella sera avrei lasciato tutto, ogni cosa: gli affetti, il lavoro, le chitarre, per andare lì. Quando il proprietario dell’ascella ha aperto le fauci, per il terrore che non me lo chiedesse, gli ho tappato la bocca con la grazia del macellaio. Schiò.

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I doni.

Al tavolino mi siedo, perdo il treno, sto sotto il sole di inverno e mi faccio parlare da gente: dovrei preoccuparmi dei compiti, ma ho già capito che non servono a nulla. Poi mi sento in colpa, per un dono che mi fa pensare alle cose come se avessi già novantanni.

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Sudori palpabili.

Questo per dire che non tutti quelli che non vanno in discoteca sono contrariati da quelli che la frequentano, e non necessariamente rimanere a casa il venerdì a giocare a Trivial è segno di intelligenza più dell’entusiasmarsi per la serata house speciale con Dj Betrus.

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