Categorie
Juanita de Paola vita piccola

This is the age of cinta

Juanita de Paola

E’ arrivato l’Inglese, con un bastimento carico di: ansia. Quando l’ho conosciuto era così, efficiente, molto impegnato, stressato, con una colite gastritico nervosa che lo faceva stare sveglio la notte e dormire di giorno. L’insonnia è il metro con cui misura il successo del suo lavoro – ci riconosco molto dell’abitudine maschile a diventare tutt’uno col prioprio uffizio, finchè non arrivano gli omini con le camicie che si abbottonano di dietro e quel casco di gommapiuma molto Manhattan in bicicletta.

Ha portato qualche centinaio di sterline di vestiti per la giovin principessa Mezza Pinta, che ha vagliato il cargo e approvato il settantapercento della stiva. Lo ha poi spedito al negozino a prendere i leggings, che si era fatta promettere. Ha detto mi vuoi mettere anche qualcosa che mi sta comodo quando corro o no? L’Inglese è in fase di assimilazione contrariata della personalità di Mezza Pinta, che non sente seghe e vuole giocare (orrore) come tutti gli altri bambini, in tenuta da fan dei Mötley Crüe.

La valigia è piena di vestitini rosa svolazzanti e scarpine con i fiocchini. Anche quelle scarpine nere col laccino sulla fiocca del piede che immagino andassero di gran moda ai tempi della poliomelite. Non si scampa.

La casa regge, per ora. Gli ho detto questa è la tua stanza, qui dentro puoi fare quello che vuoi purchè non vada a fuoco, ma nel resto della casa io prendo e butto nella spazzatura. Non credo che funzionerà sul lungo raggio, ma per ora ci siamo.

Ha apprezzato molto le nuove tende marocchine sopra la vasca, che danno un effetto coloniale al bagno grande, quello con dentro i giornali freschi di stampa, chè sulla tazza con l’iPad ci leggete voi, se vi va.

Ha detto che non ha trovato nulla di carino per me stavolta e che Figs di Jo Malone non c’era, quindi ciccia. E’ il suo modo per dirmi che è arrabbiato con me, ma non so ancora di cosa. C’è sempre un motivo, rientro nel Grande Gruppo Umano che fa incazzare gli altri mentre non se ne accorge – che fortuna.

Ha lasciato il cellulare sul tavolo e ci ho dato una sbirciatina, c’era un sms di una signorina molto famosa per il suo fondoschiena, ma non quella che balla e canta, un’altra. Diceva grazie, è stato un piacere di averti conosciuto, chiamami quando eccetera. Scoprirò più tardi nella sera che c’è stata una festa pazzesca, una première, che me l’aveva detto, che l’avevo dimenticato, al solito.

Non ho memoria breve e voglio donare il mio cervello alla scienza per vedere come ha fatto il mio sistema immunitario a sviluppare questa difesa pazzesca: non ricordo niente. Dieci minuti prima di un appuntamento mi viene in mente che ho un appuntamento, e vado. Così la notte prima non ho ansie, non ho angoscia – perchè non ho memoria.

Alla festa pare ci siano successe cose pazze, me lo conferma il Quasi Papà dell’Inglese, informato dei fatti. Rincara la dose sua sorella, che mi conferma che una settimana fa si trovava ad una festa della polizia e anche lì la gente si infilava roba nel naso, beveva come se non ci fosse domani e c’erano un sacco di giovani un pò fuori di senno. Che lei e il marito erano andati solo per buon vicinato e che erano venuti via subito.

Se vado all’inferno ci sarà una festa e gente su di giri. E un privè.

Stanotte hanno suonato il campanello alle quattro e mezzo, appurato di corsa che non era morta sorella tre in un incidente ma che una sua amica si era dimenticata le chiavi di qualcosa in qualcos’altro, o roba del genere, sono tornata a letto e ho deciso che non è più tempo per gli ippopotami di stare nella pozza dello zoo.

Non è più tempo per le tazzone di caffè americano nella pacata atmosfera (bolla) della provincia toscana, in attesa che la vita prenda una piega cui adeguarsi – sebbene io vanti una capacità di adattamento che nemmeno i Pesci Pilota.

This is the age of maiale di cinta.

Sono entrata nella grande costellazione del Prosciutto. Si è tolto Saturno dall’ascendente e c’è entrato un mattone di Lardo di Colonnata. E’ successo qualcosa, un click, per cui ho deciso che il mio sogno della colonica con l’orto (curato da qualcun altro) è ora che lo devo inseguire, non fra trentanni o “lo faccio dopo”. Il mio sogno di una vita che sa di caminetto, di pipa e di cose antiche, di pane caldo, di bambini che corrono nell’aia, è ora.

Gotta: here I come.

Guardo Mezza Pinta e penso che per me quelle scuole private del cazzo piene di bimbi ariani rimarranno lì dove sono. Che lei ha diritto ai fiori, ai ruscelli, a quello che le pare. Che il gruppo di futuri vincenti che si conoscono fin da piccini e hanno l’uniforme e sfidano il freddo è un altro tentativo goffo di battere la morte a suon di protocolli: ma la vita si svolge altrove, laddove non la programmiamo.

Vediamo cosa ne pensa l’Inglese, se ci saranno deflagrazioni o grandi aperture. Se sapremo come coordinare la metropoli e la campagna, la tradizione e la ribellione: abbiamo un patrimonio così eterogeneo che dovrebbero venire fuori rose nere, mammiferi con le branchie, grattacieli sotto terra. Almeno ci speriamo.

Per ora dorme.

E dormirei anche io, se avessi trangugiato la quantità di brufen che ha diluviato lui ieri sera, per Toutatis.

Categorie
Juanita de Paola vita piccola women

Nutritevi.

juanita

Passato il budello di strada che passa sotto il ponticino sbuco con l’auto e i fari sono proiettori, la piazzetta pisciosa è diventata un teatro neorealista. Alla finestra quei due fanno le cose, credo lo facciano apposta a farsi vedere, perchè hanno la luce dietro e lei sta con le braccia appoggiate alla ringhiera della finestra, lui dietro: colpi violenti, a intervalli regolari. Suono di ciccia che si batte addosso. Forse io che passo con la macchina sono parte del piano? Non mi fanno nè caldo nè freddo, mi volto solo per accertarmi che Mezza Pinta non stia guardando. Sta dormendo, infatti, russa. Mi giro di nuovo e guido piano verso l’uscita – un altro budello di viottolo, meno brutto, coperto di rampicante. Con la candida-cistite-infiammazione che mi ritrovo la cosa più sensuale che mi viene in mente è un bidet ripieno di granita al Chilly.

Poi ripensandoci tutti fanno, facciamo, le cose apposta per farci vedere. Come le coppie ben rodate, quelle che lei cucina e lui sparecchia – e guardano gli altri commensali per vedere se hanno capito, il timing, il tuning, il teaming. Oppure lui lavora e lei fa il parassita come quello degli squali, che gli pulisce i denti aguzzi e le pinne – pesce pilota? Mi pare. Lui ama la pesca a quadriglia, e all’improvviso lei sa tutto di esche, lo cita come fonte certa: ha detto Gionni che per la pesca a quadriglia l’orario migliore sono le diciassette e diciassette. E se lo dice Gionni. Il problema è che quando Giovanni diventa Gionni è tutto troppo tardi, è tutto finito. Chiamami con il mio nome per intero, penso sempre quando l’Inglese mi chiama, affinchè non si dimentichi di me dietro uno dei suoi baby, honey e segate varie. E’ più difficile tradirsi quando ci si ricordano ancora i propri nomi, quando non abbiamo ancora trasformato la persona in personaggio, l’uomo in compagno, la donna in assistente? Credo di sì.

Penso all’amatore disamato: la sua parabola eccezionalmente fortunata lo ho partato da vaccinatore di femmine a uomo innamorato e scaricato. Penso alla sua grazia, ancora tutta da riconoscere. Penso al cuscino finalmente nemico, allo stomaco chiuso, alla ruga che gli attraversa la fronte e si va ad appoggiare nel crasso: lo invidio. Penso alla donna che l’ha sniffato, mi piace, poi l’ha odorato perbenino, e via. Kaputt. E lui ora muore. E lei non è nemmeno vestita a festa: che ironia.

Penso a te, che ti sei scelta uno che ti somiglia terribilmente. A come scegli anche i ristoranti: è incredibile, che tu inanelli una serie di posti così uguali, ma cosa vi comunicate, con i feromoni? In tal caso le zanzare vi attaccheranno il doppio. Penso anche alle tue amiche, con gli occhi morti. A me voi mi fate paura, perchè sareste capaci di tutto, e di niente. Siete di ritorno dal tennis o da qualche posto dove vestirsi come un gelato all’amarena è di qualche attrattiva. Forse state andando ad ordinare un tagliere di verdure grigliate. Domani è venerdì, c’è l’aperi-qualcosa. Nutritevi, di qualcosa di buono, perchè avete gli occhi a fessura.

Poi, per ultimo, penso anche a me: non è serata da colonna sonora questa – ed è strano, perchè io pianifico prima la musica e poi le cose da farci. Spengo lo stereo e, approfittando del fatto che Mezza Pinta dorme stravaccata e con soddisfazione, accendo una sigaretta coi finestrini appena abbassati, guidando a quaranta chilometri orario come i vecchi, come guido io. La spengo e la butto via subito perchè mi sento in colpa: ma posso io turbare i suoi piccoli polmoni? La verità è che da quando esiste Mezza Pinta mangio le verdure e fumo massimo tre sigarette al giorno. Bevo acqua. Faccio sport dove non mi possono vedere. Provo a fissare esami, che poi non faccio perchè sono ipocondriaca di quelli seri, ma almeno ci penso. Provo a vivere a lungo per essere lì per lei: che non abbia a crescere senza nutrirsi.

Che non le vengano gli occhi morti quando ha trentanni. Che non baci quello con la macchina più grossa che la porta al ristorante quando ancora non distingue un tartufo bianco da uno nero, ma quello col cuore più intelligente che le fa assaggiare un frutto di stagione. Io, penso, devo essere lì a tirarle le padellate in testa per farle apprezzare la quiete. Poi ripenso a F, che è venuta su da sè, alla perfezione e mi placo. “Non puoi controllare questo”, mi dico, e respiro piano. Devo fidarmi del percorso, della Grazia. Vorrei che fosse felice come una pasqua, che non pensasse mai che io voglio che lei sia questo o quest’altro. Chè a me quelli piccoli col macchinone mi fanno venire l’angoscia: ma come, papà ti aveva dato tutti quei soldi e  la sola cosa che sei riuscito a riportare a casa è una berlina? Cristo. Ma magari a lei piaceranno – e io devo stare zitta. Come è difficile. Speriamo che mangi con gusto, almeno.