Team Veronica, team Silvio.

Di Veronica Berlusconi mi hanno sempre colpito le immense tette, roba mai vista, e la faccia comunque turgida. Dico che, nonostante la signora sembri uno di quei donnoni che si incontrano in Emilia Romagna con il mascara blu e le scollature che piacevano tanto a Fellini,nonostante un aspetto un po’ chiozzotto e vestiti perdonati solo perche’ “moglie di” (qualcuno la salvi, anche oggi, dal damascato) e’ riuscita bene o male a sfangarla alle prime della Scala. Moglie di piccolo imprenditore diventato ricco, uomo gioviale e assertivo non di natura bensi’ di ingegno, la Veronica ha prodotto due o tre figliole biondissime, probabilmente un maschio altrimenti non l’avrebbero fatta fermare (siamo in Italia), e qualche godibilissimo pettegolezzo tipo Cacciari, la sua stessa assenza dalle scene e cosi’ via. La signora, che mi sta piu’ simpatica del marito, non ha prodotto nulla se non una lunga assenza, un dignitoso silenzio mica perche’ qualcuno l’ha azzittita, ma perche’ probabilmente non aveva molto di cui metterci al corrente. Passiamo al marito, ovvero alla ossessione erotica della sinistra italiana e dell’Economist: Silvio Berlusconi. Ora che ho finito la mia disquisizione sui grandi cambiamenti apportati da questi due signori al mio Paese, alle loro campagne di sensibilizzazione per la cultura, ai suoi (di lui) progetti a lungo termine per incrementare le nascite senza crocifiggere le donne sul posto di lavoro, sulla sua (di lui) visione rivoluzionaria che connette grandi capitali a grandi centri di eccellenza e piccole imprese, sulla sua (di lui) passione nei confronti di insegnanti, dottori, gente che forma il nostro futuro, archeologi, artisti, inventori, restauratori, gente che difende il nostro patrimonio artistico e umano, sulla sua (di lei) grande testimonianza in favore delle piu’ belle cause umanitarie locali, si capisce perche’ a me, come credo ad altri 50 milioni di italiani, del loro divorzio o delle letteronze in parlamento non frega un benemerito cazzo.