Tutta l’Africa sui tacchi del 12.

Juanita de Paola

Quando la buonanima di mio padre mi chiese di andare in Africa nel 2002, o forse nel 2004 non ricordo mai nessuna data, in missione umanitaria non ebbi dubbi: finalmente anche io avrei avuto modo di vedere questo cielo sconfinato che, si dice ed è vero, sembra stare appena sopra la testa. Avrei anche potuto iniziare una nuova vita con il Dottor Livingston della missione, decidere di rimanere per sempre là, ma papà aveva anche invitato a mia insaputa il mio allora fidanzato Luca e mi rovinò completamente il piano.

Era chiaro fino dall’inizio, dalle vaccinazioni, che sarebbe stata un’esperienza di stomaco e non permisi a niente e nessuno di frapporsi fra me e un dimagrimento spontaneo, di quelli che ti fanno indossare jeans e maglietta bianca con le ciabattine infradito e sembrare carina. Partii con un solo paio di scarpe: gli stivali marroni cowboy di pelle, tacco del dodici – praticamente rasoterra. Non avrei mai ripiegato sullo stile donna europea che si mette le brikkemeberekkestock e si lascia crescere i peli sulle gambe quando va in Africa: essa è una creatura spregevole, che approfitta della povera gente per avere le ascelle irsute. No. Inventai una specie di trousse che mi permettesse di avere sopracciglia e peluria sotto controllo, e mi portai un set di olio di ricino per capelli, che li faceva odorare di mandorlo quando non si potevano lavare. Non si potevano lavare mai, a meno che si facessero dodici miglia con un secchio in testa.

Avevo anche uno spazzolino da denti di quelli che generano acqua e dentifricio assieme, per avere denti a posto, cercavo di salvare il fiato, voglio dire. Il fatto che il mio fidanzato non desiderasse spendere tempo con me nel talamo la dice lunga sullo stato della nostra relazione all’epoca; l’Africa è una specie di continente viagratico, e io all’epoca costituivo un rimedio efficace contro ogni esprit ormonale, coperta di brufoli viola com’ero, specialmente se messa accanto a Mowinjo, dodici metri di femore e sedici chili vestita: signore e signori ecco la nostra guida, Naomi Campbell in disguise.

L’arrivo al villaggio fu traumatico ma inquietante. Tanto amore, dato sotto forma di accoglienza umana, può fare venire un attacco di panico: non abbiamo (più) quel codice linguistico, lo abbiamo perso, e ci attacca il sistema nervoso come un virus. Tutto il tempo ho avuto bisogno di pensare che ci prendessero in giro, che non fossero sinceri, altrimenti tutti i miei valori dovevano risettarsi su una nuova tacca, più profonda – e quella è sempre una fatica terribile. Più di tutto, capire che l’Africa ci insegna prima di chiedere, mi ha trasformato in una specie di macchietta napoletana per tutta la durata del viaggio: ero partita per fare la brava samaritana ed ero finita in un tempio umano in cui inciampavo di continuo, fatto di argilla e persone che usano il tempo, tutto, fino alla fine. La vista di un vecchio nudo, seduto sotto un albero, nel deserto che conduce all’altipiano di Ngoro Ngoro, con una radiolina e un bastone: quella, non la dimenticherò mai.

La vacanza di Juanita de Paola, di questo si trattò, spesata dalla missione cattolica senese fu un tripudio di ansia, gioia brada, panico, ritrovata energia e dieta di quelle dure – non perchè il cibo non ci fosse, anzi, ma perchè mancavano i condimenti e non c’era il vino. Sognavo un bicchiere di Brunello come il maiale sogna le ghiande, mi svegliavo nel cuore della notte con un tuffo al cuore: avevo in mente un calice di cristallo da degustazione, il Teatro dei Risorti e un Bolgheri del ’97. Il mondo si aspettava che io facessi un filmino strappalacrime e io registravo le danze sincopate, in levare, dei bambini; il gruppo prevedeva un rinnovato spirito umanitario e io passavo le ore a ricordarmi le etichette dei rossi toscani. Un successo.

Videografia: perchè i luridi sono meglio

5 Comments

  1. ig

    of course like your website but you need
    to check the spelling on several of your posts. Several of them are rife
    with spelling issues and I to find it very bothersome to inform
    the truth however I will certainly come back again.

  2. juanitadepaola

    E chi se la scorda? Eravamo un duo fenomenal all’epoca, ora s’è ritirato, peccato. “Grande Juanita”, detto da te, può rendere questa povera infelice allegra per sei mesi. Ti leggo dovunque, grazie per passare di qui ogni tanto, e complimenti per tutto :)

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