Tutti fuorché me

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Porto la piccina a scuola. Scelgo il percorso lungo il fiume perchè quello dietro la casa è più corto ma non ha nessuna attrattiva, oltretutto c’è da attraversare il ponte della ferrovia e lassù ci sono sempre dieci gradi meno che in Svezia. Non parliamo, perchè io mi aspetto da lei una comunicazione di tenore adulto che lei non può conoscere e lei vorrebbe che io corressi e saltassi e facessi cose strane, come lei. Quindi ci diamo la mano e la strizziamo a intervalli abbastanza regolari, credo che entrambe pensiamo che ogni pressione vale un ti voglio bene, da parte sua, o un ti ringrazio, da parte mia. 

Arriviamo a scuola sempre in anticipo, perchè io ho la fobia di arrivare quando è troppo tardi: me la porto dietro dall’Università, quando sbagliavo dipartimento, se no l’ora, se no il giorno. Poi, un giorno, ho scoperto che avevo proprio sbagliato la scuola. Non è che l’ho proprio capito, più che altro è venuto papà a prendermi e a riportarmi all’ovile, come dire, credo che tu non ce la faccia a finire questa cosa.

Peccato. Mi piaceva molto. Credo anche che avrei potuto sfangarla se i miei genitori, come tanti loro amici, mi avessero mandato da Cepu di nascosto. E’ che io faccio confusione nella mia testa, se una persona mi parla del numero tre, io comincio a pensare al trio lescano, alla triade e alla monade, al terzo incomodo, mi parte la testa e arriva in un luogo dove tutto quello che mi dicono suona sempre uguale wrah wrah wrah. Il professore di Matematica Due l’aveva capito e mi aveva detto che era meglio se stavo a casa a cucinare, e io gli avevo detto che era meglio se se l’andava a troncare nel culo: capirai che la mia carriera di ricercatore, per esempio, non aveva più tutte queste chances. Poi è morto d’infarto dopo qualche tempo, e m’è anche dispiaciuto.

Quando arriviamo a scuola la piccina si mette sulla riga gialla, in un posto che per lei è certo e io non ho ancora capito. Passa Mr Teacher e le riprende il libro che ha letto il giorno prima, tutti consegnano fogli e cose, io non ho mai fogli e cose. Guardo Mr Teacher aspettando che mi sgridi perchè io non ho roba da mettergli nella scatola gialla delle Mamme Brave ma non mi fa nemmeno l’occhio a gufo, anzi, mi sorride e mi ricorda tantissimo il mio amico Gianni, lungo, secco ed elegantissimo di natura. A una certa ora suona la campanella e si cammina verso la classe. La piccola dice “stai con me”. E io rimango finchè non ha riposto il cappottino e si è girata l’ultima volta per dirmi ciao con quella manina secca, come il suo papà.

Non lo dico a nessuno, ma rimango finchè non vedo la piccola in classe, con la porta chiusa. Mi metto dall’altra parte dell’edificio, appiccicata alla classe parallela che rimane aperta, perchè le sue finestre sono chiuse, protette – sono così piccoli. Rimango a vedere che non arrivi un uomo misterioso e la porti via per farle del male: è il mio incubo e un dolore come se mi strappassero la carne del viso solo a pensarci. Poi guardo i cortili, passeggio e mi attardo finchè non chiudono i cancelli facendo la vaga. Quando il portone rosso è chiuso riparto e fischietto, canto, lungo il fiume.

Erin mi dice che sono lenta, ma quanto ti ci vuole a tornare da scuola, e io scherzo sempre che ho le gambe corte e che mi ci vuole il doppio di quanto ci mette lui, che è una cicogna secca.

L’altro giorno la scuola ci ha mandato una email rossa e in genere sono verdi. Come l’ho vista mi è venuto un buco nel cuore. L’ho aperta e l’ho letta, diceva che un uomo pelato sulla sessantina ha approcciato un bambino e ha provato a dargli una caramella davanti a una scuola (quale scuola, quale scuola, quale scuola). Non è successo niente (ancora non è successo niente, ancora non è successo niente, ancora non è successo niente), ma ‘fate in modo di accompagnare i vostri bambini dentro la classe’. Ho pensato che ho ragione a rimanere nei paraggi, che io certe cose purtroppo me le sento. Ho pensato anche che meno male che non ho una pistola. E tante altre cose meno male. Che magari era un signore che voleva genuinamente dare un dolcino a qualcuno, prima succedeva, ma poi ho pensato che è meglio non dare spazio a nessun pensiero di questo tipo e continuare ad aspettare che chiudano il portone rosso a chiave e che i cortili siano svuotati di tutti fuorchè una: io.

2 Comments

  • Anche la tua, mia cara, perchè i figlioli vengono a spregio ma solo dopo che s’è capito di poterne fare a meno, se no non vale: goditela – I am a FAN

  • March 7, 2013

    francesbeancobainlove

    ora so che me ne pentirò parecchio di aver fatto la testadiazzo fino a 40 anni! Questa è una vita con un senso… 🙂 Un bacio Juany!