Una scusa per abbandonare facebook.

Quelli di noi che i familiari guardavano con preoccupazione dieci anni fa video parlare su canali poco ortodossi anche fino alle sei di mattina, entusiasti del potere comunicare piu’ che di quello che avremmo potuto comunicare in effetti, si sono aggiustati a facebook come ci si adatta a una nuova tassa sui rifiuti: necessario, si fa finta che piaccia per il suo significato. Non mi dilungo sul perche’ per noi e’ un dovere sostare su twitter o plaxo o ning e cosi’ via, ma se si decide che il web2 e’ parte della propria esistenza e ci si convince che e’ un dovere provvedere informazioni corrette per rispettare l’altrui ricerca, si’, anche quella su di noi, allora diventa inevitabile. Detto cio’, quando si e’ paventata la grana dei diritti d’autore sulle proprie foto e contenuti all’interno di facebook, abbiamo fatto un salto di gioia: c’e’ la scusa per sparire, finalmente. L’ho fatto prima di qualunque rettifica, come si fugge da un appuntamento tremendo, e ho cancellato il mio profilo con bramosia assassina, sapendo che avrei avuto una scusa per la sparizione. E chi glielo spiega ora alla mia vicina di sedia della Cresima che con me ha fatto un corso di sei settimane sull’inglese del computer, che non sono piu’ sua amica (ammesso che se ne sia accorta)?