Vinci anche tu una giornata da Quasimodo.

Devo avere vinto un concorso intitolato “Sii anche tu Quasimodo per un giorno”, difatti stamattina, guardandomi nuda riflessa nello schermo della televisione (spenta) ne ho avuto subito la conferma. Essendo un’ottimista sono corsa allo specchio del bagno piccino, quello illuminato come una camera oscura, ho acceso la lucina sperando invece di vedere qualcosa di meglio ma, aime’, la tragica conferma e’ arrivata: ho vinto davvero. Mi sono quindi vestita di nero, ho cercato un burka ma non trovandolo ho ripiegato su una tuta nera da giardiniere. Poi mi son ricoperta di autoabbronzante tenendo pigiata la titillina per almeno due minuti – ho sempre avuto l’impressione di essere piu’ bellina un po’ piu’ scura – e stasera sembra che mi abbiano coperta di coppale. Ho fatto i piedi, meglio puntare sui particolari, e ovviamente ho sbagliato a dipingere un’unghia e qui in queste (cacchio di) montagne non ho l’acetone. E quando mai, poi, ho avuto un flacone di leva-smalto, io? Con piedi dissimili, un colore tendente al quercia morta e un figurino tipo Beth Ditto (ma senza la personalita’) mi sono aggirata per il paesino, ho anche ecceduto in mascara, per potenziare l’occhio, sai com’e’, per distogliere l’attenzione dal punto non vita che mi ritrovo. I capelli, oggi abbacchiati tutti da un lato, mi fanno sembrare una povera vecchia che e’ uscita sudata da una discoteca nel 1984. Ho un brufolo sul mento. Certi giorni nemmeno l'(auto)ironia mi puo’ salvare, nel senso, da cesso si puo’ fare uno shift a hammam, ma mica a salone della fiera del mobile.