Voglio vivere cosi’.

Voglio vivere cosi’ e’ lo slogan della pubblicita’ che la Toscana ha sentito il bisogno di farsi. Prosegue Toscana, il piu’ bel modo di essere, il piu’ bel modo di vivere. E una persona che vive in Italia si chiede: ma che vuole dire? E una persona che vive in Toscana risponde: un cazzo. In una foto una signora bacia un cavallo alato, in un’altra e’ vestita da fatina che esce da una fonte d’acqua con nebbia. Il punto e’ questo: ci si prova a interpretare le intenzioni della regione che da sola contiene un nono del patrimonio artistico mondiale (mondiale, ho detto) e dei pubblicitari (posso immaginare il braim storming fra  le cime), ma non ci si fa. La vita in Toscana e’, senza dubbio, invidiabile da chiunque si ponga domande e non desideri risposte in cambio, perche’ questo e’ luogo ad alto tasso di umanita’, dove la cortesia e il servizio non si sa nemmeno che cosa siano e il tempo rubato al modo viene investito in sano egoismo di contenuto, in un’accoglienza piu’ parca, forse, ma piu’ vera. Dove la gente viene a cercare calma, silenzio, visioni oniriche di pezzi di formaggio e puzzo di pecora. La Toscana ha una grandezza: si piglia il valore che uno gli da’, come il Mago di Barreira e Alcatena fa con i nomi veri delle cose, e vive di poco, di cucina povera, di vacche, di gente che prova a farcela nonostante una insita incompetenza di fondo e, perche’ non dirlo, pigrizia esistenziale. Lontano dagli unicorni stanno i maiali di cinta, e noi li’ stiamo, con un bicchiere di vino da un euro in mano e le scarpe lise ai piedi, che’ ci si sta piu’ comodi.

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